Diciamo subito ciò che questa direzione non è. Non stiamo cercando di capire dal volto se qualcuno mente: l'idea che la menzogna abbia una firma facciale riconoscibile è priva di fondamento scientifico, e non la sosteniamo. Qualsiasi lavoro in quest'area parte da questo limite.
Ciò che stiamo valutando è più circoscritto: se segnali visivi come l'enfasi, un'esitazione o un cambio di ritmo possano aiutare a contestualizzare un'affermazione o ad attribuirla meglio, per esempio distinguendo chi sta parlando in un passaggio confuso. Resterebbe un segnale accessorio, mai un giudizio sulla persona.
I limiti scientifici ed etici sono espliciti. Si tratterebbe di dati biometrici, con le implicazioni di privacy che comportano, e con un rischio concreto di bias verso certi volti o comportamenti. Per questo è una direzione in valutazione e non una funzione: procederemmo solo se coerente con la regola di ancorarsi al dato e mai alla persona.